Anche se il tempo del Natale può sembrare finito, in realtà la tradizione più legata al significato religioso del Natale prevede la chiusura del ciclo natalizio cristiano con la presentazione di Gesù al Tempio, nel giorno della Candelora (2 febbraio).
1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Lc 2,1-7)
In circostanze difficili, Maria e Giuseppe si incamminano per questo villaggio.
L’Evangelista Luca, anche se lo dice velocemente, dice qualcosa di drammatico: in quelle ore si compiono i giorni del parto e Maria deve mettere al mondo questo figlio, ma non c’è posto per loro, le locande sono piene perché tutti si sono messi in cammino per questo censimento.
il Vangelo ci vuole suggerire che Gesù per venire al mondo ha bisogno del vuoto, ha bisogno di spazio. E quando noi siamo pieni significa che non c’è spazio per lui.
Una visione moralistica può far pensare all’essere pieni di orgoglio, pieni di superbia, ma non è detto.
Possiamo anche essere pieni di propositi, di progetti, di aspettative.
Siamo pieni in tanti modi, perché a noi non piace la sensazione del vuoto, a noi non piace la mancanza: Quando ci manca qualcosa noi immediatamente dobbiamo riempire quella mancanza.
È la grande tentazione dell’idolatria nella Bibbia.
L’idolo non è un modo di fare uno torto a Dio, è piuttosto il tentativo molto umano di andare incontro alla vertigine della mancanza. Quando l’uomo sente il vuoto deve aggrapparsi a qualcosa, non riesce a stare in quel vuoto, in quella mancanza, non riesce a sopportare la fame.
Quando Gesù viene tentato nel deserto, dopo 40 giorni, sperimenta il vuoto, la mancanza.
Il demonio Immediatamente si presenta quando Gesù sente una mancanza, gli propone di trasformare le pietre in pane e riempire quel vuoto.
Questa è la tentazione di ciascuno di noi: Come avvertiamo una mancanza, immediatamente vogliamo riempirla con qualcosa. A volte sentiamo mancanza di amore, altre volte la mancanza di stima da parte degli altri o dei superiori, oppure la mancanza di fiducia in noi stessi. E cerchiamo di riempire questa mancanza con qualcosa. Non sopportiamo l’idea di avvertire il vuoto, una mancanza.
Eppure, la nostra fede ci insegna che solo quando incontriamo la nostra mancanza, abbiamo un posto dove poter accogliere Gesù. Certe volte, la nostra mancanza di fede la riempiamo con l’efficientismo, cerchiamo di “funzionare molto”, ma perché non vogliamo toccare la nostra mancanza.
E questo è terribile, perché in realtà, anche se stiamo riempendo quel vuoto con qualcosa di apparentemente buono, stiamo tagliando fuori Gesù dalla nostra vita.
Qual è il messaggio che ci dà il Natale? Affinché possa accadere il Natale tu devi fare pace con le tue mancanze, devi rinunciare a riempirle, devi rinunciare a voler avere una sicurezza immediata, devi accettare la precarietà del vuoto.
Anzi, devi avere il coraggio di dire il nome delle tue mancanze perché, quando riesci a nominare il nome di quel vuoto che ti porti dentro, o dei diversi vuoti che ti porti dentro, tu ti trovi in un’esperienza spirituale straordinaria: ti sembra che non hai nulla, che sei il più povero o la più povera di tutti.
Ti sembra che ti trovi in una situazione in cui non c’è più speranza per te, che sei indegno, che sei tagliato fuori da un senso o da un progetto di amore. Eppure, in quel momento in cui tu accetti quella tua condizione, lì Gesù piò venire, può manifestarsi, puoi essere accolto.
Quanto sarebbe bello benedire le nostre mancanze.
L’assenza di un posto nelle locande obbliga Giuseppe a cercare un altro posto dove far nascere Gesù e l’unico posto vuoto è un ricovero di animali, la grotta di Betlemme che non è un luogo ideale, è un luogo impuro, indegno, improbabile. Eppure, quello è il luogo dove viene al mondo Gesù.
Allora, se da una parte noi siamo così spaventati da ammettere di essere indegni, di avere cose contraddittorie dentro la nostra vita, di essere impuri, il fatto che Gesù nasca in un posto così è speranza per noi, perché significa che lì dove tutto sembra perduto, quello diventa il luogo ideale dove lui può nascere.
Riconciliarci con le nostre mancanze, con i nostri vuoti, come luogo decisivo dove il verbo si può far carne, dove la nostra vocazione può manifestarsi, dove Gesù può diventare di nuovo visibile, significa quindi anche smettere di guardare la nostra vita così come ci suggerisce l’accusatore, con disprezzo, con giudizio, con un dito puntato.
Il Natale disarma questi giudizi che ci portiamo dentro. Tutti noi sappiamo che la cosa più difficile non è ottenere il perdono di Dio, è ottenere il perdono di noi stessi. A volte noi non abbiamo perdonato noi stessi, non abbiamo perdonato la nostra storia, non abbiamo perdonato quello che è accaduto. L’unica cosa che fa soffrire Dio è la resistenza che noi facciamo alla sua misericordia, al suo amore, alla sua grazia che vuole entrare nelle nostre vite sbagliate.
Possiamo allora farci santi con quello che ci sta accadendo, non semplicemente desiderare qualcos’altro per farci santi, ma farci santi ora, in questo momento, con quello che c’è ora.
Il grande insegnamento del Natale è quello di diventare creativi con le difficoltà.
Bandire dalle nostre vite le lamentele, la rassegnazione, il pessimismo.
La gente incontrando noi incontra rassegnati, che però sanno farsi il segno della croce.
Noi dovremmo mostrare al mondo questa creatività, che non è semplicemente la creatività delle iniziative, ma è la creatività che nasce dalla fiducia: Se il Signore ci sta facendo vivere quello che stiamo vivendo, ciò significa che dobbiamo farci santi con quello che stiamo vivendo, riponendo la fiducia in Lui, più che negli uomini, più che in noi stessi.
Fiducia in Lui, dice Paolo, “Se Dio è con noi, Chi sarà contro di noi?”
Quanta pace dalla fiducia nel Signore, nella sua provvidenza, nella sua essenzialità.
Guardiamo Maria: questa donna non ha paura di stare davanti all’angelo Gabriele con la sua mancanza. con la sua domanda, con la sua paura. Questa donna non ha nessun timore di dire a casa di Elisabetta che il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, il vuoto della sua serva.
Maria più di tutti gli altri ha potuto dare al mondo il figlio di Dio perché non c’è nessuno di più umile di lei, non c’è nessuno che ha fatto più spazio a Dio di lei, non c’è niente che fa da impedimento nella vita di questa persona al passaggio di Dio. in questo senso è davvero “aiuto dei cristiani”.
Come una madre aiuta un figlio, la capacità di questa donna di fare spazio a Cristo è ciò che può aiutare ciascuno di noi nella nostra vita, per indicarci una strada. Noi dobbiamo imparare a portare Cristo nel mondo non con la propaganda, ma alla maniera di Maria.
Un’immagine molto bella, suggerita da Don Tonino Bello, parla del viaggio che Maria fa Immediatamente dopo l’annunciazione, da casa sua al villaggio dove abita la cugina Elisabetta: è stato la prima processione del corpus domini della storia.
Nessuno vedeva Gesù, eppure Gesù era in lei, come uno ostensorio nascosto.
Si è visto che Gesù era veramente in lei perché come entra in casa di Elisabetta c’è un’onda d’urto di gioia. Chissà se noi portiamo gioia nella vita delle persone che incontriamo. Anche solo quando le salutiamo, quando scriviamo un messaggio, quando ci siamo.
Gesù non va mai detto, Gesù va mostrato nella sua presenza. Se Cristo troverà spazio dentro di noi, il mondo troverà gioia. Se Cristo non troverà spazio dentro di noi, non avremo argomenti per poter convincere il mondo che lui è il salvatore del mondo. Che ognuno di noi possa vivere questi giorni del Natale, chiedendo al Signore la conversione di guardare con occhi nuovi le nostre mancanze, di vedere trasfigurate le nostre lamentele in una creatività fiduciosa. La conversione di diventare noi Il prolungamento del verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi. Allora sì. Che chi avrà incontrato noi. Avrà incontrato il Natale. Perché ha incontrato il verbo che si è fatto carne.
Qui sotto trovate il video di Don Luigi Maria Epicoco, da cui è tratto il contenuto.
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In copertina: immagine generata con IA