Cosa hanno a che fare un’associazione di volontariato come IL MANDORLO e un indirizzo di studi come la meccatronica?
Andiamo con ordine. Diversi anni fa, credo almeno quindici, durante una cena chiesi ad un’amica: “Cosa ha deciso di fare tuo figlio alle superiori?”. Risposta “Meccatronica, ovvero elettronica applicata alla meccanica”. Durante i miei anni di superiori, ben più di quindici anni fa, esistevano studi tecnici distinti: meccanica era una cosa, elettronica un’altra ed elettrotecnica un’altra ancora. Era un mondo che a me sembrava ordinato e semplice. Ma l’evoluzione tecnologica aveva reso obsoleto un certo modo di distinguere i percorsi di studi e si era reso necessario “inventare altri percorsi”. Nulla di nuovo sotto certi aspetti: le regole della meccanica e dell’elettronica non cambiavano. Ma occorreva acquisire una forma di pensiero che legasse questi due strumenti.
Oggi il mondo è cambiato. Le certezze di una volta sono state messe in discussione, talvolta distrutte. Le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di mettersi in relazione tra le persone e con il mondo, di conoscere, di riflettere.
Non sto dicendo né che è bene, né che è male. Semplicemente constato. E di fronte a questi enormi cambiamenti occorre rimescolare i saperi ed i modi di pensare, di fare cultura. Occorre connettere idee che sino a qualche anno fa apparivano distinte e non comunicanti per trarne una sintesi nuova. Per poter decifrare questo mondo in cui viviamo, con le sue opportunità e contraddizioni, con il suo carico di violenza e disumanizzazione e con milioni di persone che lottano ogni giorno per la pace e la promozione umana, occorre fare “meccatronica”.
Non ho soluzioni, ovviamente. Ma un criterio di discernimento ce l’ho: connettere pensieri diversi ed escludere tutte quelle affermazioni che dicono “Questo non c’entra!”. Parlare di carcere, come abbiamo fatto, non è distinto dall’impegno per la pace, e non è distinto dall’impegno sociale, dalla crescita spirituale e dalla preghiera. Tutto è connesso, lo è sempre stato. Oggi dobbiamo ricomprendere le connessioni e calarci in questo mondo. Dobbiamo abolire dal nostro linguaggio “Abbiamo sempre fatto così”.
Mi permetto di suggerire un punto di partenza da cui costruire il pensiero futuro: ripartiamo da Dio. Escludere il Dio della vita dalla vita apre le porte all’ingresso del male. In qualunque modo ciascuno chiami Dio, foss’anche un grande valore umano, è chiamato dal suo Dio a costruire vita, rispetto, uguaglianza, accesso alle risorse per tutti, futuro.