“La normalità è il problema”, così citava un articolo che mi capitò di leggere mentre ero chiuso in casa in tempo di Covid. Fu una normalità malata che provocò il Covid e si capì subito che era pura illusione che sarebbe stato, prima o poi, tutto come prima e che ne saremmo usciti migliori. Il Covid è uno spartiacque tra due momenti storici e, soprattutto, non siamo migliorati.
La normalità è il problema anche adesso che il mondo è flagellato da guerre inutili, milioni di morti e mercanti di morte che si arricchiscono uccidendo anche attraverso l’arma più potente e micidiale che l’uomo abbia mai inventato: la fame!
Quelli che oggi vendono armi, e coloro che votano nei parlamenti per il loro impiego “legale”, se avessero una pistola in mano non sparerebbero ad un bambino, ma se loro vendono la pistola con cui qualcun altro fa il lavoro sporco la loro coscienza è a posto: tutto normale!
È normale che una parte del mondo muoia di obesità e l’altra parte di fame, è normale che la minoranza delle persone produca così tanti rifiuti da sporcare tutto il pianeta.
È normale che una parte dell’umanità possa acquistare farmaci contro le sue malattie immaginarie e molti non possono accedere al più semplice degli antibiotici.
È tutto normale e queste guerre vogliono ristabilire la normalità. Ma è la normalità il problema! E IL MANDORLO ODV cosa c’entra? Questi sono problemi più grandi di una piccola associazione e dei soci che la compongono. Quindi, richiedo, cosa ha a che fare IL MANDORLO ODV con la normalità? Semplicemente questo: noi non vogliamo essere normali e con tutte le nostre forze, i nostri errori, i nostri sogni, con la fiducia nel futuro e la speranza che nasce dal sapere tutto è nelle mani di Dio, comunque lo si voglia chiamare, e che Dio chiama alla vita e non alla morte, cercheremo strade “non normali” di condivisione e di sostegno reciproco. Cercheremo nuove idee “non normali” perché siamo chiamati a pensare diversamente.
Pregheremo in modo “non normale” un Dio che si prende cura dell’umanità ferita lungo le strade dei nostri villaggi, che la normalità aveva chiuso e rinchiuso nelle sacrestie e in luoghi di preghiera, di ogni religione.
“Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue» (Is 1,15)” (dall’omelia di papa Leone nella domenica delle Palme, 29 marzo 2026)